Come uscire dai debiti Equitalia

equitalia-no-debitiContrarre un debito con Equitalia è una situazione piuttosto frequente. Tantissime famiglie di italiani hanno dovuto fare i conti con una situazione del genere: dal semplice cittadino al piccolo imprenditore, fino ad arrivare a vere e proprie società a responsabilità limitata. Riuscire a divincolarsi da un debito verso l’Agenzia delle Entrate è cosa assai ardua, purtroppo. L’eccessiva rigidità del sistema e le ridotte alternative rendono la restituzione del denaro spesso faticosa. In molti casi, si rischia il sovraindebitamento.

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Arrivare ad una situazione del genere comporta dei rischi altissimi. Chi è indebitato in maniera troppo evidente potrebbe sentirsi stretto in una morsa. Troppo spesso, in televisione o al telegiornale, abbiamo letto di famiglie intere rovinate dal debito o addirittura di persone che sono arrivate al punto di suicidarsi. Chiaramente, queste sono situazioni limite e alle quali speriamo che non arrivi mai nessuno.

Debiti Equitalia: soluzioni

Se avete contratto un debito con Equitalia, sappiate che i modi per uscirne ci sono, eccome. L’importante è riuscire a mantenere il sangue freddo e non farsi prendere dal panico. Per ammortizzare il debito avete tre vie:

Tutti e tre i modi sono validi per potersi liberare da questo grosso peso in un modo decisamente più sostenibile. Dei tre il più innovativo è il terzo, ossia quello relativo alla ‘Composizione della crisi da sovraindebitamento‘. Vediamoli assieme uno per uno in maniera specifica.

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La liquidazione del patrimonio è il modo più semplice e immediato per eliminare il problema Equitalia. Poniamo il caso che si sia in possesso di una seconda casa, magari al mare. Al giorno d’oggi la cosa non è poi così frequente, ma questo è l’esempio classico della perfetta liquidazione del patrimonio.

In parole povere, il debitore dovrebbe provvedere alla vendita della casa al mare e con il ricavato saldare il debito con Equitalia. Se, poniamo, il ricavato della vendita sarà di 125.000 euro e il debito con Equitalia è pari a 25.000 euro, questi ultimi andranno nelle casse dell’Agenzia delle Entrate. In questo modo riuscirete a far fronte in maniera immediata al debito contratto.

Chiaramente, la liquidazione non è una soluzione indolore e, purtroppo, non è sempre attuabile. Pochi possono permettersi una seconda casa e, anche se ciò fosse possibile, venderla per debiti avrebbe delle forti ripercussioni emotive. Però, lo ribadiamo, la liquidazione del patrimonio è la soluzione più rapida.

Rateizzare debito Equitalia

La seconda opzione possibile è la rateizzazione del debito con interessi. Per averla bisogna fare necessariamente dei distinguo tra debiti inferiori o superiori ai 50.000 euro. Se il debito è inferiore ai 50.000 potrete spalmare le rate per un periodo pari a 72 mesi. Solitamente il cittadino medio contrae un debito del genere con Equitalia.

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In questo caso, l’Agenzia delle Entrate provvede a inviare alla residenza del debitore un foglio riepilogativo assieme ai bollettini. In questo foglio riepilogativo avrete le scadenze e l’importo delle rate chiaramente visibili e consultabili. Così facendo, quindi, non incorrerete nel rischio di brutte sorprese.

Se invece la cifra supera i 50.000 euro le cose saranno leggermente diverse. Con una situazione debitoria del genere il debitore dovrà necessariamente presentare all’Agenzia delle Entrate un rendiconto che attesta la sua oggettiva difficoltà. Se verrà accertata la situazione come veritiera, Equitalia potrà sottoporre rate a importo crescente, in modo da non pesare subito in maniera eccessiva.

Questo sarà il caso, ad esempio, del piccolo imprenditore in crisi momentanea ma con buone possibilità di ripresa. Le rate ad importo crescente andranno incontro a un maggiore introito da parte della piccola impresa soggetta a una crisi passeggera. In ogni caso, il termine di restituzione massimo sarà fissato a 120 mesi, ossia 10 anni.

Legge 3/2012: il sovraindebitamento

L’ultima opzione è quella della legge 3/2012 relativa alla ‘Composizione della crisi da sovraindebitamento’. Questa possibile via d’uscita è la più nuova e recente delle strade percorribili; essendo ancora non pienamente battuta, però, è bene andarci con i piedi di piombo.

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Partiamo subito citando l’articolo 7 della legge 3/2012, detta ‘Salva-suicidi’ che parla, in sostanza, della possibilità per il debitore di avvalersi di un piano di riparto conforme alla sua realistica situazione. La carta vincente di questa opzione sta nel fatto di far notare, alle autorità competenti, che, anche se si ha tutta l’intenzione di pagare si è impossibilitati a farlo.

La legge è detta ‘Salva-suicidi’ proprio perché è preferibile saldare il debito almeno parzialmente piuttosto che far incorrere le persone nella disperazione e quindi nel suicidio. Un possibile accordo tra le parti è per il bene di tutti. Il creditore sarà comunque soddisfatto, anche se parzialmente, e il debitore non si sentirà schiacciato a tal punto.

Se la vostra situazione è disperata, questo articolo fa proprio al caso vostro. Ma vediamo insieme la procedura affiancata da un caso realmente accaduto.

Questo articolo consente al debitore di presentare una sorta di ‘saldo e stralcio’ del proprio debito a un Tribunale. Il debitore propone un piano di rientro in cui promette di restituire il denaro per quanto concerne le sue possibilità. La proposta viene quindi portata all’attenzione di un giudice competente.

A questo punto il giudice valuta l’effettiva bontà della cosa e si pronuncia in base al piano di rientro. Molto spesso accade che il debitore (in questo caso Equitalia) non ottenga mai il 100% di ciò che le è dovuto ma solo quanto può permettersi il debitore. Solitamente, piuttosto che rimanere a bocca asciutta, il creditore cede all’accordo e le parti si incontrano a metà strada.

Ha fatto scuola, in questo senso, la vicenda di un imprenditore napoletano che aveva debiti per 250.000 euro circa con una banca. Non riuscendo a far fronte alle rate mensili di oltre 1.500 euro, l’imprenditore si è appellato al suddetto articolo 7 della legge 3/2012. Alla fine, il Tribunale di Napoli ha emesso una sentenza secondo cui il debito veniva ridotto da 250.000 euro a 125.000.

Anche se ancora poco noto ai più, questo articolo permette al cittadino medio di far fronte a debiti in una misura più equa e solidale.

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